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Alcuni cataloghi
di Iurlaro
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La difficoltà che oggi proviamo
di fronte all'arte contemporanea consiste nel fatto che non solo
non c'è più alcun "canone" forte di valutazione,
ma soprattutto è la linea di demarcazione tra artistico e
non-artistico che è venuta meno. Sembra, dunque, che anche
qui valga lo slogan di P. Feyerabend: "Tutto va bene".
D'altronde, in una società in cui
tutto è ormai merce e in cui tutto viene stimato secondo
i criteri della logica del mercato, l'arte non ha ragion d'essere
o tutt'al più si riduce a mero feticcio.
Si potrebbe allora sostenere la vecchia tesi hegeliana che l'arte
è morta, ma aggiungendovi che non sono morti gli artisti,
anzi paradossalmente, che, nell'epoca della morte dell'arte, gli
artisti (ma anche i poeti, i romanzieri, gli scrittori in genere)
si sono moltiplicati a dismisura.
C'è, quindi, non solo un consumo
di massa dell'arte, ma una produzione di massa, come se l'arte fosse
diventata non tanto un intrattenimento, ma piuttosto un medium espressivo
degli individui solitari della moderna società globale, una
sorta di psicanalisi domestica o una religione privata.
Tuttavia, una residua funzione sociale l'arte continua ad
averla, se è vero che riusciamo ancora a distinguere una
città ben conservata nei suoi monumenti e architettonicamente
curata dalle città devastate dal cemento degli "ecomostri"
e dalla speculazione edilizia.
C'è, dunque, un "diritto
alla bellezza" che gli artisti oggi tengono vivo al di
là dei parametri dell'efficienza e della redditività.
In che modo? Ricordandoci che l'utilitarismo, che è la filosofia
dominante del nostro tempo, non può rispondere alla domanda:
"A che cosa serve l'utilità?" senza autocontraddirsi,
cioè senza ricorrere a valutazioni e beni che non sono integralmente
di natura utilitaria. Tutto questo come dire: l'arte è morta,
ma gli artisti sono ancora necessari.
E Damiano Iurlaro è uno di questi
artisti che nella sua semplicità esprime, anche se inconsapevolmente,
la cultura della sua terra attraverso luoghi e paesaggi mediterranei,
che forse sono prima o poi destinati a scomparire sotto l'urto delle
ruspe per costruirvi ville, residenze estive, campeggi turistici
e così via.
La caratteristica della pittura di Iurlaro è la natura mediterranea:
girasoli traboccanti di luce, mandorli bianchissimi, ulivi scuri,
coste pugliesi (con qualche eccezione), ecc. Rarissima o addirittura
assente la figura umana. Potrebbe sembrare realismo ingenuo, ma
è il particolare uso del colore che attesta un approccio
personale alla realtà naturale: un colore, per così
dire, materico, rivolto a dare volto ai luoghi, a restituire l'anima
delle piante, delle cose e degli ambienti.
In questo senso, Iurlaro è un artista
"meridiano": attraverso il colore vuole comunicarci
la luce della sua terra, prima che i démoni del mercato e
del denaro possano togliercela.
Francesco
Fistetti
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